AccentoAcuto

Giovane arte italiana tra le righe e sopra le righe

Young Italian Art Between Subtlety and Emphasis

 

De Blasi e Moscara
Loredana Longo
Andrea Malizia
Daniele Pario Perra
Simone Racheli
Carlo Michele Schirinzi
Carlo Schiuma
Marta Valenti

 

Pesaro, Centro per le Arti Visive Pescheria
April 20 - May 19, 2002

Catalogo Charta - © 2002

 

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Tra le righe e sopra le righe

Falsa chiamo ogni verità che non fu espressa con una risata
F. Nietzsche, Also sprach Zarathustra, 1883-85

Accento sta per l'enfasi, l'espressivo, l'ironico, il grottesco. Acuto sta per l'acume, l'autocoscienza, la sottigliezza, l'allusione - più o meno colta.
Ecco le somiglianze di famiglia degli otto artisti presentati dai quattro angoli del nostro paese. Otto diverse ricerche giovani ma già mature che declinano quelli che sono forse i nostri caratteri più riconoscibili sul panorama internazionale (cito volentieri Maurizio Cattelan ma non vorrei si dimenticasse gente come Marco Boggio-Sella).
Ognuno a suo modo i diversi autori propongono infatti un inesorabile intreccio fra sottigliezza ed estroversione, dissimulando l'intelligenza di sé e del proprio rapporto col mondo tra le righe di lavori spesso sovraccarichi o sopra le righe, appunto. Che l'ironia e l'allusione siano nei nostri cromosomi culturali è chiaro a tutti: la commedia dell'arte italiana fissava i propri caratteri già nelle incisioni di Jacques Callot e del sarcasmo illuminista restano imbevute le opere di Alessandro Magnasco e del Giandomenico Tiepolo.
Questa nostra radice grottesca ha valicato due guerre sulle spalle dei grandi comici d'avanspettacolo, trovando nuova vita nel secondo dopoguerra. E non sarà solo il caso di pensare a un certo cinema di amara commedia sociale, che da Vittorio De Sica arriverà a Ettore Scola, ma anche a un altra declinazione del nostro realismo endemico: quella pasoliniana, più letteraria e fiamminga negli spiccati simbolismi che innervano le inflessioni capitoline fra popolaresche e criminali. A fianco di queste si affermava la koinè felliniana: vasta, autoriale e però induplicabile.
Sul fertile zavattinismo padano pianterà invece poi salde fondamenta una nuova frontiera del grottesco colto italiano: nelle ricerche di Dario Fo si scorge infatti un po' di quell'ironia, crudele per eccesso di intelligenza, che anima il fulminante lavoro di Piero Manzoni pur non incastrandosi il virtuosistico e politico medievalismo del primo con l'ironico riduzionismo concettuale del secondo.
Intanto, sotto la linea del Po, apparentemente spavaldeggiavano giovani ricerche per le quali "colto" e "dottorale" non possono essere sinonimi: ambiguamente triviali e tuttavia sempre con gli occhi fissi alle stelle sono i lavori di Luigi Ontani non meno che di Roberto Benigni. I loro intrecci di rimandi alle culture antiche e matricali non dimenticano quanto queste fossero coscienti della natura corporale dell'essere e del sapere.
Il centro-sud è, infine o da principio, un territorio nel quale è troppo facile articolare l'equivalenza fra espressivo e sacro, fra effusivo e colto. Per un sovrapporsi delle matrici greco-romane e federiciane, per una connivenza endemica fra barocco e classicismo, per le saccature pagane che rianimano le speciosità cattolico-romane.
Dovendo però tirare una linea che mi soddisfi pur nella sua manchevolezza, interconnettendo tutte le arti visive alle pratiche sociali più oblique come la pubblicità e la comunicazione, allora che tale linea unisca Pino Pascali a Ciprì e Maresco: nel nome della Rai e della Magna Grecia, di Carosello e dei tarantolati, del gestaccio apotropaico e della technè sopraffina, di Roma e del Mar Jonio. E così sia.
Mi piace però anche pensare alle ricerche degli artisti proposti in AccentoAcuto come ad eredi in linea indiretta di una più ampia radice europea che ricollega la mitteleuropa realista fino alla caricatura espressionista ai fasti e l'horror vacui tipici del Barocco. E tuttavia, attenzione: nell'ottenere questa temperatura, questa apparente effusione, tutti gli artisti coinvolti usano mezzi freddi o tecniche oggettuali come in una specie di Neue Sachlichkeit tardo-pop dove il collage sia massmediale e l'ego si trovi splittato fra i due canali della "stereorealtà" di cui parla Paul Virilio. La pittura è quindi assente proprio perché è feudo storico del grottesco (il pensiero va da Scipione a Cucchi). Qui invece la sensuosità del materiale ghiaccia in un teatro della crudeltà, il bel gesto virtuosostico si tramuta nella sceneggiatura lucidissima di un evento composto. Azione ed immobilità, calore e distacco: il concetto base di AccentoAcuto vuole essere una luminosa e fertile contraddizione.
Esploriamola.
Con foto di interazioni ritualizzate, De Blasi e Moscara (Lecce 1973 e Galatina, Lecce 1972 - vivono e lavorano a Lecce) creano un raccordo nuovo fra territorio, ruolo sociale e memoria di gruppo. In interni o in esterni, buona parte delle loro immagini sono occupate dalla terra stessa in cui affondano le radici dell'identità collettiva. Il sottotesto antropologico delle loro affilatissime stampe lambda sono le dinamiche e le energie, fisiche e mentali, che si scatenano durante giochi ben conosciuti ma anche durante azioni arcane di cui solo si può dire che sono intensamente partecipate.
L'energia e l'ironia di Loredana Longo (Catania 1967 - vive e lavora a Catania e Bologna) si appuntano sui luoghi comuni dell'identità femminile sabotando i cliché essenziali dell'essere donna-in-cultura. Un personaggio confezionato: "Loredana L." dissemina nel tessuto sociale i propri complessi bricolage - ricami e performance - nonché la propria immagine tutta trecce. Single è un pasto conviviale che propone una specie di sacra conversazione tra dodici assenze e l'artista presente, a sua volta, solamente come immagine video, alle prese con un menu da giardino dell'Eden.
Andrea Malizia (Recanati, Macerata 1973 - vive e lavora a Roma) sfrutta la capacità dei media freddi di farci riapparire il mondo come nuovo e sconcertante quando è visto da nuovi punti di vista mentali. La rimessa a fuoco coinvolge oggetti banali che sfuggono ai loro usi e immagini stereotipi per diventare oggetti proiettivi. Alla base delle sue magnetiche composizioni non vi è niente di meno che cassonetti, anelli di fumo ed effetti elettrostatici, ma esse incorporano una vertiginosa capacità di evocare visioni più alte e prestigiose. Fotografia e video con proprietà filosofali.
I dispositivi elaborati da Daniele Pario Perra (Bologna 1969 - vive e lavora a Bologna e Berna) forzano e ibridano i significati socialmente costruiti di ciò che è visto e vissuto, enfatizzando l'ambiguità dei rapporti interpersonali. Di recente i suoi interventi tendono a porre sotto nuova luce temi sensibili come infanzia e disabilità. Se Tabù feticizza il tradizionale gioco della "campana" fino a musealizzarlo a massello, i video e le foto della Children series estrapolano brani ambigui di vita con un falso voyeurismo che non denuncia, in quanto arte, alcun fine speciale e morboso.
Simone Racheli (Firenze 1966 - vive e lavora a Roma) pratica una ipersimulazione della realtà riassemblandone immagini e situazioni, e sviluppando così una ironica narrazione paradossale. Nella sua scultura la mimesi reciproca fra arte e vita, anziché acquietarsi, acquista velocità e complessità sorprendenti. Se le tubature di Infortunio tenue emettono fisiologicamente i brandelli d'un operaio argomentando sulla priorità del sistema e sulla subalternità dell'individuo, Transdomestico lavora sull'assenza e sull'ambiguità del negativo antropomorfizzato di un lavandino.
L'immaginario familiare è reimpostato da Carlo Michele Schirinzi (Tricase, Lecce 1974 - vive e lavora ad Acquarica del Capo, Lecce) fra trash e simbolico recuperando da linguaggi sia antichi che subculturali. I suoi personaggi goffi e ironici infatti, più perdono verosimiglianza più guadagnano in spessore filosofico e poetico. Composizioni elegantemente imbarazzanti, le sue iconoclastie su negativo ciba rivivono e profanano il sacro nella chiave di una statica ieratica e triviale, mentre nei cortometraggi questo dispositivo è disposto sull'asse-tempo e rinforzato dalla colonna sonora.
Nei meccanismi, apparentemente ludici o stereotipi di Carlo Schiuma (Lussemburgo 1965 - vive e lavora a Stoccarda) si gioca la decisiva partita dell'identità e appartenenza sociale dell'individuo. I nostri processi intercomuni di convalida si mostrano nelle loro diverse dimensioni: urbana, pratico-operativa, verbale. L'autoritratto come gioco di parole de Doppellaufer - Gli ottimisti vivono più a lungo, non è un fotomontaggio e, paradossale quanto reale, crea un essere duale (un grillo di Jeronimus Bosch), come nei Sedili sospesi dove il pubblico si pone a contatto reciproco mediante le piante dei piedi.
Nell'autoriflessione tipica del mezzo fotografico, Marta Valenti (Roma 1977, vive e lavora a Roma e Milano) si ricrea come personaggio rituale alle prese con azioni catartiche. Le sue sequenze sfruttano il fattore tempo per rivelare un'autenticità tutta corporea: un'identità originaria di forma, azione, pensiero e sentimento. La Danza rossa amministra e ripropone nelle sue ventiquattro stazioni, una performance basata sulla poetica di luce, colore e luoghi dell'esistere; un lavoro basato su sensibilizzazione e attesa, sovraccarico emozionale e distensione narrativa.

Between the Lines and Over the Top

And we should call every truth false which was not accompanied by at least one laugh.
F. Nietzsche, Thus Spoke Zarathustra, 1883-1885

Accent is for emphasis, expressiveness, irony, and the grotescque. Acute is for acumen, self-consciousness, subtlety, and allusion - that is, more or less cultivated.
Such is the family likeness of these eight artists, drawn from the four corners of our country. Eight fresh insights, already mature, who reflect a spectrum of our best known characters on the international scene (I happily think of Maurizio Cattelan, without forgetting Marco Boggio Sella).
These artists, each in their own way, propose an inextricable interlacing of subtlety and extroversion, masking their self-awareness and concealing their relationship with the world between the lines, in works that are often overloaded, or over the top. That irony and allusion are in our cultural chromosomes is apparent: the characteristics of the Italian commedia dell'arte was captured in the engravings of Jacques Callot, and the sarcasm of the Enlightenment imbued the works of Alessandro Magnasco and Giandomenico Tiepolo.
The great comics have preserved our grotescque roots through two wars, finding new life in the years after World War Two. One thinks back on the cinema of bitter social comedy, from Vittorio De Sica through Ettore Scola, but also of another spectrum of Italy's endemic realism: that of Pasolini, the literary and "Flemish", that unmistakable symbolism that innervates Capitoline inflections, somewhere between the popular and the criminal. In the fertile Zavattinism of the Po, a new frontier for the Italian grotesque would be solidly planted. In Dario Fo's research, in fact, a little bit of that irony distinguishes itself, cruel in its excess of intelligence, as it does in the work of Piero Manzoni - not to confuse the virtuosic and political medievalism of the former with the ironic, conceptual reductionism of the latter.
Meanwhile, south of the Po, young people performed bold experiments showing that "cultivation" and "education" were not synonymous: ambiguous, trivial - but nevertheless starry-eyed - such is the work of Luigi Ontani, not to mention Roberto Benigni. While cross-referencing antique and ancestral cultures, they kept in mind how much these cultures are conscious of the bodily nature of being and knowing.
South of Italy's center is a territory in which it is often too easy to equate the expressive with the sacred, the effusive with the cultivated, through a juxtaposition of the matrices of the Greco-Roman and Frederick the Great, through an endemic complicity between Baroque and classicism, through pagan rituals that revive Roman-Catholic superstition; there is, however, a nedd to draw satisfactory though imperfect lines between the visual arts and more oblique social practices such as advertising and communications, as when such a line connects Pino Pascali to CiprÏ and Maresco: in the name of Rai and Magna Graecia, of Carosello and the tarantolati, of apotropaic gestures and masterly techné , of Rome and the Ionian Sea. So be it.
I would like to think, hower, of these experiments as a line of inheritance stemming from a single, yet vast, European root that spans from the realist Mitteleuropa to expressionistic caricature, to the pomp and the horror vacui typical of the Baroque. Nevertheless, listen: to obtain this temperature, this apparent effusion, all of the involved artists use cold means and objective techniques, like a species of Neue Sachilchkeit late-pop, a collage of the "stereo-reality" of which Paul Virilio, the French architect and expert in mass media, speaks.
The painting is therefore absent, a historical fiefdom of the magical and grotesque (the thought moves from Scipione through Cucchi). Here, instead, the sensuality of materials chills into a theater of cruelty and beautifully virtuosic gestures transmute themselves into a lucidly contrived scenario. Action and immobility, passion and indifference: the conceptual basis of AcuteAccent wants to be a bright and fertile contradiction.
Let's explore it.
With photos of ritualized interactions, De Blasi e Moscara (Lecce 1973 and Galatina, Lecce 1972 - they live and work in Lecce) create a new link between territory, social roles and group memory. Indoors or out, a good part of their imagery is occupied by the earth, in which they plant the roots of collective identity. The anthropological subtext of their sharpest lambda prints expose the dynamics and energy released phisycally and mentally during those well-known games and arcane practices that require intense participation.
The energy and irony of Loredana Longo (Catania 1967 - lives and works in Catania and Bologna) are directed a common areas within the female identity, undermining the essential cliché of the "woman of culture". A fictitious entity: "Loredana L." scatters her subtle handiwork - as much embroidery and performance as pigtails - throughout the fabric of society. Single is a convivial meal that proposes a kind of sacred conversation between twelve vacant seats and the artist, present only as a video image, deliberating over a menu worthy of the Garden of Eden.
Andrea Malizia (Recanati, Macerata 1973 - lives and works in Rome) takes advantage of an icy medium's ability to immerse his audience into a new and puzzling world, observed from a new, psychological point of view. This refocussing involves banal objects that elude their stereotypical uses and appearances to become projected objects. At the base of his magnetic compositions are waste containers, rings of smoke and electrostatic effects that incorporate a breathtaking capacity to evoke grand visions. Photography and video working like a philosopher's stone.
The elaborate gadgets by Daniele Pario Perra (Bologna 1969 - lives and works in Bologna and Bern) tighten and hybridize meanings that are socially constructed from that which is seen and lived, empasizing the ambiguity of interpersonal relationships. His most recent presentations have tended to shed new light on sensitive themes like infancy or disability. If Tabù fetishizes the traditional game of hopscotch to the point of museological entombment, the videos and photos of the Children series extrapolate ambiguous fragments through a false voyeurism that doesn't declare, artistically speaking, some morbid or special purpose.
Simone Racheli (Firenze 1966 - lives and works in Rome) practices a hyper-simulation of reality, reassembling images and situations, and developing an ironic, paradoxical narrative. In his sculpture, mimesis reciprocates art and life, not diminishing but instead gaining speed and surprising complexity. If the plumbing of Infortunio tenue physiologically exudes the essence of a laborer, designating priority to the system an the subordination of the individual, Transdomestico expresses the absence and the ambiguity of the void, through an anthropomorphized negative of a sink.
Familiar imaginary is reformulated by Carlo Michele Schirinzi (Tricase, Lecce 1974 - lives and works in Acquarica del Capo, Lecce) somewhere between trash and a symbolic, recovered, language that is as much ancient as it is subcultural. In fact, the more his awkward and ironic characters shed in verisimilitude, the more they gain in philosophical and poetic depth. Elegantly embarassing compositions, his cibachrome negative "iconoclasms" revive and profane the sacred, with a sense of hieratic and trivial stasis, while in the short films, this mechanism is time based and reinforced by a soundtrack.
In the apparently lucid or stereotypical mechanisms of Carlo Schiuma (Luxemburg 1965 - lives and works in Stuttgart), the individual plays a decisive game of identity and social belonging. Our processes of communal validation are shown in their different dimensions: urban, functional, and verbal. The self-portrait as a play on words in Doppellaufer - Gli ottimisti vivono pi˜ a lungo is not a photo montage, but paradoxically creates a duality (like a weird hybrid creature out of Hieronymus Bosch), as in Sedili sospesi, where the audience is placed in reciprocal contact, mediated by the soles of the feet.
In a typically self-reflective photographic act, Marta Valenti (Roma 1977 - lives and works in Roma and Milano) reinvents herself as a ritual character, grappling with cathartic actions. Her sequences take advantage of time factors in order to reveal a completely corporeal authenticity: an identity of original in form, action, thought and feeling. The Danza rossa presents, in its twenty-four stations, a performance founded on a poetics of light, color and places of existence; a work based on sensitization and waiting, emotional overload and narrative distension.

© 2002 - l'autore ed Edizioni Charta, Milano


ricostruzione e mappa sala ottagona
mappa mostra sala

ricostruzione e mappa portico
mappa mostra portico


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