Elaborato
Parole bianche/nere

 

Realizzare due fotografie che illustrino due diverse parole, l’una rappresentata in senso letterale, l’altra all’opposto. Le parole possono essere trovate a caso in una rivista e scelte fra categorie semplici (sostantivi concreti e verbi), complesse (aggettivi) o impegnative (sostantivi astratti e avverbi).

 


Alcuni esempi:
Antonella Grottoli
1° master Scuola Romana di Fotografia 2005_06
preso (non) vero

Giulia Comito
1° master Scuola Romana di Fotografia 2005_06
stagione (non) musica


  • L’elaborato è semplice e pratico: si prende una rivista o un libro (attenzione alla scelta perché influenza i termini che si possono trovare!) e, senza guardare, si apre una pagina a caso e vi si punta il dito. Ripetere per due volte. Banale no?
  • Delle due parole trovate sceglieremo noi quale sarà quella bianca (da illustrare letteralmente) e quale la nera (da illustrare al suo opposto). Non si dovrà illustrare due volte la stessa parola, ma sceglierne una per la bianca e un’altra per la nera. Non ci servono variazioni sul tema o esercizi di stile (quelli li facciamo con le Visualizzazioni).
  • Di norma poche parole sono davvero inutilizzabili; conviene comunque provare ad usare quelle che càpitano. Sono davvero inutilizzabili alcune voci verbali (ad es. “prendono”): in questo caso o si riprova o si volge all’infinito; coi nomi propri o di oggetti specifici occorre effettuare una nuova scelta a meno che non si riesca a darne una versione interessante, non so: un nome come “Napoleone” è quasi un concetto e la si può, ad esempio, far diventare parola nera accanto alla foto di un tizio tutto raggomitolato su se stesso.
  • Le due fotografie, infatti, devono essere viste accanto alla parola prescelta. Cioè non devono sostituirsi alla parola, e perciò possono anche prendersi qualche licenza e giocare per allusione o mostrando una parte di un tutto garantito dalla didascalia (ad es. un’unghia se la parola è “dito”, la barba di un “uomo” etc.)
  • Questo elaborato è nato nelle scuole professionali di fotografia dove i ragazzi devono, presto o tardi, misurarsi con un committente che – senza che loro possano sceglierlo – darè loro qualche concetto da visualizzare, qualche modello negativo da aggirare. Le due immagini quindi introducono l’autore fotografico alle complesse interazioni immagine/testo. Alle complicità e alle contraddizioni fondamentali nella nostra cultura e sulle quali si struttura l’intero apparato retorico della comunicazione visiva, sia essa commerciale, informativa, educativa, ricreativa etc.
  • Serve ad apprendere come farsi forti della presenza del testo, ad usarlo e a giocarci insieme e contro. Serve a non farsi sorprendere dalle radicali trasformazioni che avvengono quando l’immagine che hai creato, prodotto con cura e nella quale hai inserito tutto lo stile e la grazia di cui sei capace, viene svisata, alterata, violentata dalla didascalia sbagliata, dal commento erroneo, dal titolo a sensazione.
  • Bisogna porre la parola slezionata come didascalia sotto a ogni immagine. Nel caso della parola nera però occorre preporre un "(non)" così che l'osservatore sappia immediatamente che l'illustrazione ribalta le sue aspettative.
  • Illustrando la parola bianca si dovrebbe di realizzarne una visualizzazione in modo letterale, ma intelligente: non banale, qualitativamente elevato (qui va pure bene la ricerca della bella foto), perfino ammiccante. Mai però tale da rendere incerto lo spettatore sul rapporto di identità tra il termine e l’immagine.
  • Realizzando la parola nera, al contrario, tutti i mezzi son buoni: si può decidere di illustrare il contrario della parola nel suo significato primario (l’immagine di una bella donna vicino al termine “brutta”) o il contrario di un suo significato traslato (la foto di un piatto di pasta vicino alla parola “secondo”); si può creare perfino una specie di battuta sfruttando il fatto che la struttura logica della parola nera è: "quest’immagine è l’opposto di questa parola". La fotografia di una persona che legge una rivista scandalistica con la didascalia “pensiero” è un perfetto esempio di parola nera!