"Negoziare"
Il valore artistico sulla apparente soglia della negoziabilità

Ecco, più o meno, le zone di slittamento predisposte in questo esperimento critico sulla in-negoziabilità del valore artistico:

  • Un critico viene richiesto di presentare un lavoro a sua scelta presso una galleria d'arte.
  • Questa galleria ha già visto curatori presentare il loro lavoro come opera, anche se critica, ed artisti presentarsi come agenti di un pensiero, anche se plastico.
  • Questo critico si occupa di (tensioni nella) fotografia e dunque decide di esporre fotografie, ma decide anche che non si debba capire in quale punto del processo "scatti" la decisione artistica. La preterintenzionalità espositiva deve essere, insomma, tanto lampante quanto l'immagine.
  • Dai primi anni 80 - pensiamo a Richard Prince - si espongono fotografie altrui di cui si questiona lo statuto sociologico e i meccanismi di ricezione, in primis la nozione di "autore". Ancora: dalla fine degli anni 80 - penso a Thomas Ruff (sulla scia sandersiana dei Becher) o a Martin Parr (sulla scia evansiana di Frank) - la foto d'arte può essere ridotta anche a (poco più di) un'istantanea turistica.
  • Vada per l'istantanea turistica.
  • Di solito l'effetto estetico delle fotoricordo è un'occasionalità un po' cliché (soggetto al centro e in primo piano, errori di messa a fuoco, di illuminazione ecc.); unica redenzione sono i fattori sui quali la teoria di marca francese è notoriamente molto esplicita (da Cartier-Bresson 1952 a Barthes 1980). Tutto questo fa il paio con la messa in questione della nozione di "autore" e di "gusto" (come già in Duchamp).
  • Il trittico dal titolo "Negoziare" è composto da immagini dotate di una definizione dei piani assai complessa e labirintica, di un intreccio vertiginoso di linee portanti, di ripartizioni luministico-cromatiche, di vuoti e pieni; il n. 2, volendo, evoca perfino la composizione e le luci della "Fucina di Vulcano" del Velazquez. Più svariati elementi puramente casuali.
  • Il trittico è un'estratto da uno dei rulli di foto scattate in un viaggio del 1995 da Claudia Saccone - né artista, né aspirante tale; le immagini vanno considerate extra-artistiche sia dal punto di vista tecnico (un service le ha tarate e stampate in modo standard), che estetico; la serie è raccolta in trittico (ed esposta in un certo modo) preterintenzionalmente rispetto a chi ha scattato le immagini.
  • Il soggettario delle foto è esotico e rappresenta il tipico atteggiamento del turista individualista de-massificato; uno che entra nel mercato della carne di Hong Kong e ne sopporta i rivoltanti effluvi pur di vedere la gente alle prese con la propria cultura materiale, con i propri gesti e i propri oggetti.
  • Si è scritto (Marra 1999) che - per motivi teorici qui non riassumibili - la fotografia è l'unica arte che assuma sistematicamente il reale come un readymade; si è obiettato (Pieroni 1999) che la fotografia è una pratica discorsiva, un gioco linguistico entro un ambito metatestuale in cui si stabilisce che ciò che si espone sia fotografia (non meno che arte, come si chiarisce in Tota 1997). E nella stessa confutazione si sostiene che sono il sistema espositivo, l'arte e i suoi protocolli, che ormai assumono la fotografia (qualunque cosa essa "sia" o "raffiguri") come readymade.
  • Ovvero: è un "pezzo fotografico" se io dico che lo è: in condizioni pubbliche e ripetibili.
  • E così per l'arte i cui protocolli garantiscono della precedente determinazione.
  • Domanda: "ma qual'è l'opera, effettivamente?"; una serie di risposte: la mostra, l'intervento critico, la problematizzazione, la visualizzazione (tutte risposte adeguate e tutte parziali).
  • Il titolo "Negoziare" allude alla dimensione di vendita e baratto delle merci (alimentari) raffigurate nell'immagine, in quanto immagine iconica, ma sopratutto alla difficoltà del tutto magrittiana, di negoziare in modo unitario e coerente i valori estetici, semiotici, sociologici e pragmatici dell'opera presentata.
  • Difatti allontanandoci dal testo in senso letterale non si perde alcun senso "profondo"; anzi forse nel muoversi lo si coglie. I "cinesi che stanno a bottega" non è affatto lo specifico irriducibile di quest'opera; né lo è il fatto che sono presentati in tre foto unite da un titolo connotativo; né lo è il fatto che chi le propone non è un artista ma un critico; né lo è il fatto che la mostra nella quale sono proposte sia un collage di esperimenti e non un percorso unico. Né lo è, in fondo la fotografia come tecnica; forse lo è come tema. Né, infine lo è l'eventuale apprezzamento estetico - unico fattore negoziabile e, non a caso, il più esoterico e ininfluente.
  • La gente - prima ancora di essere "pubblico" - non ha nemmeno il potere di negoziare il valore artistico di una fotoricordo, figuriamoci di un'opera esposta nel circuito dell'arte: può dire "quest'opera d'arte è a tutti gli effetti una foto" ma non può decretare "questa foto è a tutti gli effetti un'opera d'arte".
  • Il critico invece non può che far questo. E lo fa; in modo paradossale ma lo fa.
  • "Negoziare" rivolta come un calzino il cortocircuito metatestuale dello "Scolabottiglie" entrando dalla porta di servizio. E dicendo: "questa che, attenzione, non è arte (né vuole esserlo) può avere tanti aspetti che settorialmente attribuiamo all'arte, non esclusa la bellezza. La mia operazione sta nel porli in evidenza e nel "vedere l'effetto che fa" (Jannacci). Non posso risolvere il paradosso, posso solo renderlo evidente.
  • Una volta ancora ci si pone la domanda: "chi o che cosa viene esposto, effettivamente?" E "perché?"
  • Una volta di più "un vuoto nulla ascolta un infinito niente" (Ecclesiaste). Ma, sorpresa! si sente un ronzio, come di sangue che scorra nelle vene della testa.

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Bibliografia minima

R. Barthes, La camera chiara, Einaudi, Torino 1980
H. Cartier-Bresson, "Il momento decisivo" (1952), parz. ripubb. in B. Boveri (cura) Gli anni Cinquanta L'America e gli Americani, Agorà, Torino 1997
C. Marra, Fotografia e pittura nel Novecento, Bruno Mondadori, Milano 1999
A.L. Tota, Etnografia dell'arte, Logica, Roma 1997


(Testo pubblicato in occasione della mostra "Viatico di Arte e Critica" - Gall. Change, Roma - marzo 2000)


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